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GIOVEDÌ, 22 LUGLIO 2010
 
Pagina 16 - Pordenone
 
Riecco Piperissa: «Tamai, fidati di me»
 
L’ex neroverde torna in provincia dopo 7 anni. E promette scintille
 
CALCIOx
 
L’entusiasmo e l’umiltà del centravanti: «Sarà Llullaku la vera stella» Pordenone è la mia seconda casa, sono felice di essere di nuovo qui
 
 
 
 

BRUGNERA. Sorriso spontaneo, un po’ guascone, abbigliamento da spiaggia. Claudio Piperissa, il “Pipe”, è tornato. Ma in realtà, quel ragazzo che sette anni fa, per cause di forza maggiore, lasciò Pordenone e il Pordenone calcio, sembra non essersene mai andato. Dalla città è passato alla provincia, destinazione Tamai, con la stessa voglia e umiltà di sempre. E a 33 ha ancora grande entusiasmo. «Voglio portare le “furie rosse” ai play-off e, perché no, terminare con loro la carriera».
Bentornato, Piperissa. Come mai la rivediamo da queste parti?
«L’idea di trasferirmi qui a vita era in cantiere da tempo. La mia futura moglie è di San Cassiano di Brugnera, e dopo molti anni avevo voglia di tornare nella mia seconda casa (è di origini calabresi, ndr)».
Era stufo di girare l’Italia, insomma.
«Negli ultimi sette anni ho vissuto al centro e al sud. Ho giocato due stagioni col Val di Sangro e col Grottaglie, con Barletta, Casoli e poi Rondinella, sempre in serie D. Soddisfazioni? tante: ho vinto due campionati con Grottaglie e Barletta. Ma tornavo sempre a Pordenone dopo la partita. Però questa vita da “zingaro”, sinceramente, non la volevo più fare».
Che ricordi ha delle tre stagioni trascorse in neroverde?
«Dai ramarri non me ne sarei mai andato. All’epoca avevo firmato un triennale, stavo bene, giocavo nei professionisti. Poi, purtroppo, è successo il “patatrac”. Un vero peccato. E fa male vedere di nuovo il Pordenone in serie D. Guardate Portoguraro e Bassano, le squadre con cui lottavamo ogni anno. Loro hanno fatto un grande salto di qualità».
Allora c’era Adriano Fedele in panchina.
«Un grande. Anche perché mi faceva sempre giocare (sorride, ndr). Al di là di tutto, era un vero numero uno. Indimenticabili i suoi teatrini con gli arbitri».
Che effetto le farà, dopo tanti anni, tornare al Bottecchia da avversario?
«E’ passato del tempo, ma sarà sicuramente una bella emozione».
Veniamo alla sua nuova squadra, il Tamai. Quando il primo contatto?
«Circa un mese fa. Mi ha chiamato il direttore (Renzo Nadin, ndr). Cercava un centravanti e mi ha chiesto cosa avrei fatto la prossima stagione. Sinceramente non ci ho pensato tanto. La voglia di avvicinarsi a casa, come detto, era molta e, dal punto di vista sportivo, il Tamai è una garanzia. Per questo non ho neppure chiesto che tipo di squadra sarebbe stata allestita. E’ una società seria, da una decina d’anni in categoria, che lotta sempre per le prime posizioni. Come dire di no?».
Nella sua nuova avventura avrà responsabilità importanti. Con la partenza di Paolini, sarà il giocatore più anziano in una squadra ricca di giovani.
«Non vedo l’ora di mettermi a disposizione. Ho girato l’Italia, ho esperienza, penso di avere ancora molto da dare. E se qualcuno pensa che sia arrivato a “svernare” si sbaglia di grosso. Ho ancora la voglia di un ragazzino, soprattutto voglio ancora vincere».
Ed è pure intenzionato a riscattarsi. L’ultima stagione non è stata positiva.
«Infatti. e con il Tamai, che da anni sfiora i play-off, sogno di centrare questo obiettivo. E magari di continuare a giocare tra i mobilieri sino a quando non mi ritirerò».
Giocherà con Llullaku, un “fuoriclasse” per la categoria, e lei sarà l’ariete.
«Sarò anche a sua disposizione. Lui dovrà essere la stella della squadra, non certo io. Sarà bello metterlo in condizione di segnare. Mi sa che ci divertiremo».
Alberto Bertolotto
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